CORPOREA

...)Volontà accanita ma sommessa. Mostra e travisa, quasi traveste, le espressioni del suo volere, reclama quello che tutti noi cerchiamo: coabitare, scambiare il pensiero.

(...)La sparizione si risolve in questo modo nel tentativo di cristallizzare un’identità concreta e corporea.

Da CORPOREA (Testo di Robert Philips, Matilde Nuzzo ed Eleonora Busato, pubblicazione in catalogo)

 

CORPOREA si esprime come esigenza di fissare l’identità in un immagine concreta, di realizzare, recuperare e registrare su un supporto - inteso esso stesso come frammento corporeo - l’immaginario collettivo che riguarda noi tutti. Un’intima introspezione all’interno di una dimensione privata, dove si annulla l’individualità attraverso una sua collettivizzazione (unico tramite che consente di recuperarla poeticamente, negando la sua stessa negazione).

La serie di interventi presentati costituisce la più attuale deriva di tutta una ricerca in ambito visivo e concettuale che pone le sue premesse nella necessità di cristallizzare una memoria, intesa quale recupero di un’identità. Frammento residuo di un’esistenza prossima ad annullarsi, quest’ultima può essere sottratta alla rimozione unicamente attraverso un process inverso, che la conduca progressivamente e periodicamente a misurarsi con la line adi confine portandosi al di là della quale essa verrebbe rimossa.

Che si tratti di ritagi particolari ottenuti dai tableau vivantes di Vanessa Beecroft o di appropriazioni dei ritagli di Patrick Demarchelier, le immagini perdono qualunque qualità di individualismo, intimo e privato, con cui esse si confrontavano in precedenza, al punto da esigere un intervento di appropriazione.

L’anatomia umana diviene immagine interiore, ricordo, per abbandonare la particolare concezione del corpo come campo di battaglia (per approfondimento si veda l’Introduzione a Postproduction di Nicolas Bourriaud).

Il processo liberatorio e catartico di questi lavori si manifesta concretamente in maniera multiforme, servendosi d’un intervento di matrice pittorica che incontra elementi fotografici, installativi e, in ultima istanza, inerenti all’azione corporea, ovvero alla performance. Pubblico e privato, individuale e relazionale dialogano e transitano costantemente in questo intervento artistico, che si relaziona ad una precedente esposizione, ritraente identità umane all’interno di fotografie familiari, poi sottoposte ad un’azione de-personificante tramite stratificazione di materia pittorica, olio di lino, cera e combustione (agenti su una pellicola plastica applicata alla superficie, filtro interposto tra presente e memoria).

Si indaga la dimensione pubblica, la collettività all’interno della quale ogni esigenza confluisce, attraverso un reperto ready-made dalle proprietà rievocative e legittimanti, che ha subito soltanto apparentemente l’azione del tempo e che non è più riconducibile alla vita privata del singolo, ma bensì ad una collettività. In seguito all’approdo di questa dimensione pubblica, si presenta l’esigenza concreta di attribuire un ulteriore valore , una nuova identità ad immagini che erano state private della propria.

Si offre pertanto allo spettatore di essere testimone di una ricerca in ciclico divenire, che converge nella necessità iniziale di riappropriarsi della sua stessa identità individuale. La sparizione si risolve in questo modo nel tentativo di cristallizzare un’identità concreta e corporea, di cui la serie si fa metafora nei quattro momenti delle Appropriazioni, delle Proiezioni, delle Superfici e delle Azioni Corporee.

Esposizione personale tenuta dal 9 al 24 luglio 2021 presso lo spazio espositivo And Art Gallery, Vicenza (VI) con la collaborazione Giovanni Salamon (Fotografia e soggetto), Marzio Savio ed Adele Carraro (soggetti) a livello realizzativo/progettuale e performativo, e curata da Eleonora Busato.

Pubblicazione in catalogo a cura di Robert Philips con testi di Robert Philips, Matilde Nuzzo ed Eleonora Busato.