Sp(ed)arizione Archeologica

Sp(ed)arizione archeologica I

Abstract del progetto (tutt'ora irrealizzato)

L’intervento si presenta come un’estensione del lavoro Paper - Senza Titolo XVI, così come di tutta la serie a cui appartiene. L’intero ciclo di lavori costituisce una pratica finalizzata al recupero di memorie legate ad un immaginario intimo ed individuale che, al fine di non essere rimosso, esige un processo di depersonificazione.

Quest’ultimo è portato avanti sottoponendo fotografie di famiglia (in cui si concretizza tale ricordo) a stratificazione di materiale plastico, pittura ad olio, cera e combustione. Una sorta di barriera protettiva, al cui interno negazione e persistenza dell’immagine siano portate a coesistere, si interpone così tra passato e presente, inducendo l’osservatore a specchiarvisi ed a vedere legittimata la sua condizione esistenziale in quel residuo di figura.

Tale pratica di recupero a ritroso di un passato individuale da riattualizzare attraverso il passaggio ad una dimensione collettiva, se limitata alla metodologia sopra esposta, non potrebbe tuttavia prevedere alcuna forma di coinvolgimento del pubblico che non sia quello visivo.

La necessità di rendere questo scavo un’azione concreta, e portata avanti tramite un dialogo diretto con il pubblico, trova corrispondenza nella forma relazionale da me più spesso utilizzata, ovvero la spedizione che, in questo caso, si fa oltre che postale anche archeologica.

Il progetto prevedrebbe pertanto di porre a terra durante l’inaugurazione della 104ma Collettiva Giovani Artisti presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, come se si trattasse di un reperto da rinvenire (e pertanto leggermente decentrata rispetto alla base del dipinto) una cartolina d’artista: una lastrina in D-bond della consueta misura di 10x15 cm circa, riportante sul fronte la fotografia originale da cui ho tratto il lavoro esposto a parete e sul retro la scansione di una cartolina d’epoca (la stessa utilizzata per gli altri miei interventi postali) rielaborata digitalmente.

Questa seconda facciata del lavoro riporta infatti, all’interno dello spazio dedicato ai saluti, un testo poetico che fornisce al contempo le indicazioni necessarie a portare a termine la performance per l’eventuale visitatore che, imbattendosi nella cartolina, decida di raccoglierla o in ogni caso di interagirvi.

L’invito che rivolgo alla persona in questione è quello di scrivere il suo indirizzo in corrispondenza degli spazi appositi, dopo avergli fornito una penna (eventualmente disinfettata ed utilizzando dei guanti come ulteriore misura di sicurezza).

A quel punto il mio agire si limiterebbe ad apporre un francocollo sul retro della cartolina e, una volta uscito dallo spazio espositivo (sigillando il timbro postale con qualche goccia di cera ricavata da una candela posta a terra a fianco alla cartolina durante l’esposizione, come negli altri interventi mail realizzati finora) a spedire il materiale alla casella postale più vicina.

L’attualizzione di questo gesto non sarebbe attuabile se non ci fosse da parte di chi dovesse notare la cartolina questo consenso a prendere parte al lavoro, e non ne sancisce il termine. Una volta spedito, infatti, il frammento di memoria che la fotografia stampata sul fronte della cartolina rappresenta diviene matrice su cui il visitatore abbia la possibilità di portare avanti lo stesso processo di copertura dell’immagine da me adottato inizialmente, ricorrendo tuttavia a scritte, disegni, collage, strati di pittura o altre forme di rielaborazione della stessa in chiave totalmente personale, appropriandosene e divenendo unico autore dell’opera.

Le istruzioni per l’uso riportate sul retro prevedrebbero inoltre la possibilità che quest’ultimo invii al mio indirizzo mail o contatto telefonico risportati in basso a destra sul retro della cartolina una fotografia di documentazione del risultato finale, affinché venga in seguito caricata su una piattaforma digitale creata appositamente per l’esposione di tutta una serie di lavori così ottenuti (e di cui questo è il primo), come forma di scambio relazionale che legittimi ulteriormente questo processo di scavo interiore attraverso la memoria, individuale e collettiva, alla base di tutto il processo.